Valvasone

Luoghi da scoprire

Costruita in stile romanico sui resti di quello che – secondo una leggenda – era un tempietto dedicato a Giove, la Chiesa di San Pietro, con annesso l’antico ospitale, ha subito varie trasformazioni architettonico-edilizie che le hanno conferito l’attuale stile con facciata principale “neo-classica”. All’interno si trova una pala d’altare raffigurante la “Sacra Visitazione”, due statue lignee raffiguranti San Paolo e Sant’Antonio Abate, risalenti al XV secolo, un Organo Positivo di scuola veneta, della fine del XVI secolo.

Storia dell'edificio

Nonostante la tradizione locale poggiante sulle memorie del duecentesco notaio Ottobono voglia la chiesa di San Pietro poggiare sulle fondazioni di un tempietto romano dedicato a Giove e nonostante un'altra la voglia terminale di un cunicolo muovente dal Castello, solo nel 1255 si ha la prima notizia certa dell'esistenza di un "hospitale" allora governato dalla fraterna, quasi di certo dei Battuti, che s'è vista cooperare alla ricostruzione della vicina chiesa di San Giovanni e S. Maria. Un'informazione che è già molto perchè, senza negare una possibile data di nascita anteriore, lascia aperta una serie non indifferente di interrogativi: dove era situato questo "hospitale"? Quali le finalità dell'istituzione? Quale la fisionomia architettonica? Quali le modalità gestionali?

Il '400

Basterà osservare che si trovava questo trecentesco "hospitale" con annessa cappella della fraterna, esattamente ove ora è posizionata la chiesa di San Pietro siccome paiono garantire e la presenza sulle pareti interno del sacello di una Crocifissione, accompagnata dal SS Pietro e Paolo, e la contiguità al segmento urbano della strada che, movendo, per non andare tanto più in là, da Pordenone - Zoppola arrivava ai guadi del Tagliamento in direzione di Sedegliano e Codroipo.

Nel corso del Quattrocento la fraterna attraversò un periodo di vita travagliato tale da condurla alla quasi estinzione con il pericolo di veder conseguentemente sparire l'iniziativa assistenziale che essa gestiva. 

Per cui nel 1461, a opera di un gruppo di cittadini del luogo, essa venne ricostituita sotto l'intitolazione dei SS. Pietro, Paolo e Antonio Abate con una riaffermata finalità caritativa. 

Concreta dimostrazione della ritrovata vitalità fu il rimaneggiamento della originaria "cappella" sulla base di un progetto che prevedeva la fusione degli antichi due locali in un unico vano, illuminato da lunghe monofore centinate, e la costruzione o l'adattamento a "hospitale" di un ambiente posto a fianco della "cappella" verso meridione. 

A rendere più splendida la "cappella" consacrata nel 1497, ornata di tre altari, nella prima decade del Cinquecento si ordinò a Pietro da Vicenza di allietarne le pareti con una serie di affreschi devozionali e di fornire anche una pala per l'altar maggiore, nel mentre, già sulla fine del secolo precedente, s'era commesso ad un artista per noi anonimo l'intaglio di un polittico comprendente, con le figure (conservatesi) dei SS. Paolo e Antonio Abate, senza dubbio anche un perduto S. Pietro.

Il '700 e l'800

Tra il 1739 e il 1760 la cappella, sempre ad opera della fraterna, venne sottoposta ad ulteriore rimaneggiamento che comportò un innalzamento dei muri perimetrali della navata e del presbiterio, vano quest'ultimo che fu pure soffittato, l'apertura di nuove finestre, la costruzione di un nuovo altar maggiore dotato di acconcia pala, il ricavo nella navata di due cappelline lateriali per ospitare gli altari, sulla destra quello della Visitazione e a sinistra l'altro dedicato ai SS. Valentino e Urbano, la collocazione a ridosso della controfacciata di una cantoria entro cui sistemare il seicentesco organo positivo, l'ampliamento della sacrestia che funzionava allora anche da archivio della fraterna. 

Nel 1806 Napoleone sopprimeva la fraterna ma, nonostante corressero anni davvero difficili per il piccolo istituto che vi vedeva spogliato di una parte notevole dei propri beni, lo "hospitale" continuò la propria attività sotto il governo di una Congregazione di Carità comunale subentrata all'estinto sodalizio. 

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